
La storia di “Andrea”: da garante delle società al nuovo inizio grazie all’esdebitazione
Ci sono storie che dimostrano, meglio di qualsiasi teoria, cosa significhi davvero la crisi da sovraindebitamento: non “un fallimento personale”, ma un evento economico che può travolgere anche chi ha lavorato con serietà, confidando nella stabilità di un progetto.
Quella che raccontiamo oggi è la storia di Andrea, un uomo che per anni ha lavorato nel mondo dell’organizzazione di eventi e intrattenimento, arrivando – nel tempo – a firmare fideiussioni e garanzie a favore di società con cui collaborava.
Quando i debiti non nascono dalla vita privata, ma dalle garanzie
Andrea non era un imprenditore “fallibile” nel senso classico. La sua esposizione debitoria è cresciuta soprattutto perché, nel tempo, aveva prestato garanzie personali (fideiussioni) per società nelle quali lavorava e in cui deteneva partecipazioni.
L’idea, all’epoca, era razionale: le società avevano volumi e risultati tali da rendere sostenibili le obbligazioni. Il problema è che, quando il sistema entra in crisi, le garanzie personali diventano una trappola: il fallimento delle società lascia i debiti intatti, ma sposta la pretesa sui garanti.
Nel caso di Andrea, la situazione è precipitata con il default di più società collegate tra loro, che hanno determinato una reazione a catena. La crisi si è sommata anche alla perdita del lavoro e alla conseguente impossibilità di sostenere le rate dei finanziamenti personali, incluso il mutuo.
Quando quelle società sono entrate in crisi e sono fallite, il debito si è spostato sui garanti.
Ed è così che Andrea si è ritrovato con un indebitamento complessivo originario pari a € 7.308.642,54, in larga parte legato a debiti di garanzia.
Dal tracollo economico alle azioni esecutive: quando la casa viene pignorata
Con la perdita del lavoro e il crollo del settore, Andrea non è più riuscito a sostenere gli impegni economici: sono arrivati decreti ingiuntivi, iscrizioni ipotecarie e, infine, l’esecuzione immobiliare sull’abitazione.
In questa fase, la priorità non è “trovare un accordo impossibile”, ma fermare il caos e ricondurre tutto a una procedura ordinata, trasparente e controllata dal Tribunale, la procedura di sovraindebitamento.
La scelta della Liquidazione del patrimonio (L. 3/2012)
Nel 2019 il Tribunale ha aperto la procedura di procedura di liquidazione del patrimonio ex art. 14-ter e seguenti L. 3/2012, con nomina del sottoscritto quale liquidatore.
L’obiettivo non era “cancellare i debiti”, ma applicare un principio fondamentale del sistema:
mettere a disposizione dei creditori tutto ciò che è concretamente liquidabile, in modo trasparente e controllato, e consentire al debitore meritevole di ripartire.
Cosa è stato liquidato e quanto è stato ricavato
l patrimonio di Andrea era essenzialmente composto da:
- un immobile (abitazione);
- partecipazioni societarie che si sono rivelate prive di valore (società inattive o fallite);
- beni mobili di scarso valore, liquidati in modo minimale;
- somme e disponibilità di conto estremamente contenute.
L’immobile è stato venduto nel corso della procedura con modalità competitive, nel rispetto delle regole di pubblicità e trasparenza, con un realizzo pari a € 128.350,00.
Le partecipazioni societarie, essendo collegate a società fallite o inattive, non hanno prodotto alcun ricavo utile.
I beni mobili, considerato lo stato e il valore commerciale, sono stati liquidati per un importo complessivo di € 500,00.
Il passivo e l’attivo
Uno degli aspetti più importanti, quando si parla di sovraindebitamento, è la sproporzione tra ciò che si deve e ciò che si riesce realisticamente a ricavare.
Nel caso di Andrea:
- Passivo accertato: € 1.784.522,18
- Attivo realizzato: € 148.284,56
Con le somme ricavate è stato possibile:
- pagare integralmente i crediti in prededuzione;
- pagare parzialmente i creditori ipotecari;
- pagare una quota minima di crediti privilegiati.
La condotta del debitore: il punto decisivo per l’esdebitazione
L’esdebitazione non è automatica.
Il Tribunale la concede solo se emergono requisiti precisi, tra cui:
- collaborazione piena;
- assenza di frodi e atti in danno dei creditori;
- assenza di condanne rilevanti;
- ricerca e svolgimento di attività lavorativa;
- soddisfacimento almeno parziale dei creditori.
Nel caso di Andrea, la relazione finale ha evidenziato:
- cooperazione costante e corretta;
- nessun atto in frode;
- nessuna precedente esdebitazione;
- attività lavorativa svolta nel periodo e successiva ricerca attiva di reddito, anche con contratti a termine durante la fase più critica;
- procedura chiusa regolarmente e senza opposizioni
Il decreto di esdebitazione: i debiti diventano inesigibili
Con decreto del Tribunale (ottobre 2024), è stata pronunciata l’esdebitazione.
Il Giudice ha dichiarato inesigibili nei confronti di Andrea i debiti anteriori al deposito della domanda di liquidazione (gennaio 2019), ritenendo:
- non sussistenti condizioni ostative;
- non imputabile il sovraindebitamento a un ricorso al credito colposo o sproporzionato;
- sufficiente il pagamento di una parte non irrisoria dei debiti complessivamente intesi, in linea con orientamenti giurisprudenziali.
In altre parole: i debiti anteriori alla domanda di liquidazione sono stati dichiarati inesigibili nei confronti del debitore, permettendo ad Andrea di tornare a una vita economica normale e ricominciare.
Perché questa storia conta
Questa vicenda mostra un principio fondamentale:
anche quando il debito sembra “senza uscita”, il diritto offre un percorso legale e concreto per ricominciare.
La liquidazione del patrimonio e l’esdebitazione:
permettono al debitore meritevole di tornare alla vita economica normale.
- bloccano l’assedio delle azioni esecutive;
- rimettono ordine in una situazione frammentata;
- consentono ai creditori una ripartizione trasparente;
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